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Al centro dell’opera di Hanke vi è un mondo lacerato da divisioni e frammentato, nato e tenuto insieme da contraddizioni e incompatibilità, vivente ed avente effetto soltanto nella mente dell’Uomo. Rimanendo fedele, in quanto al contenuto, al realismo dei primi anni, egli cristallizza ora i suoi pensieri nel numero. Il numero è per lui uno specchio del mondo: da un lato, esso rappresenta una scientificità ed economia che si appropriano di tutto, con la loro pretesa di essere generalmente valide e di voler tutto controllare; dall’altro lato, mediante contenuti simbolici validi a livello interculturale, il numero rappresenta anche le paure e le speranze dell’Uomo. Le opere di Hanke prendono lo spunto da questa concezione. Le costruzioni, apparentemente chiare e comprensibili, sono come delle riflessioni divenute immagini del nostro mondo. Inoltre, ad ogni opera può aggiungersi il commento dell’Artista. „Ah, vede, è come nella vita reale. Ad uno può anche capitare che ...“ Poi segue una breve analisi dei mezzi utilizzati per l’opera, le regole che si celano dietro la composizione diventano evidenti, viene delineato un paragone per spiegare in quali correlazioni della vita quotidiana si lavora con mezzi simili, dopodiché qualcuno ricorda: „La volta scorsa sbagliai anch’io l’ordine di un numero nel conto bancario, per cui successe poi che …” L’influsso dei numeri sulla nostra vita di tutti i giorni diventa evidente nelle sue leggi, nelle sue implicazioni mentali. È questa una conseguenza del suo interesse per la filosofia e la psicologia? |
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Il Sole può avere una forma angolare? Trasmissioni televisive per i bambini, pubblicità, telegiornale. Immagini in ogni angolo: emanando serietà, esigendo l'attenzione con toni stridenti - ciò che è risaputo da tempo vuole essere informativo, combinazioni sorprendenti attirano l'attenzione. L'epoca dei fumetti. L'imballaggio che dallo scaffale grida il suo messaggio anche al cliente frettoloso. Esige l'acquisto. Il logo acquista un senso con la stessa ovvietà del segnale stradale, istantaneamente, mentre vi si passa accanto, guardando con la coda dell'occhio. Si tratta solo di meri giochi di forme e colori qualsiasi? Impiegati in modo mirato, ridotti al limite, manipolati per manipolare! Il Sole in forma angolare, questo fa colpo. Vi è chiaro che chiunque dovrebbe essere considerato un genio soltanto perché riconosce il Sole - che non è altro che un cerchio, in tutti i colori possibili? È veramente una cosa fin troppo evidente! Solamente perché il conoscere è la condizione della nostra sopravvivenza? La gamba del millepiedi? Non del tutto! In fondo, la nostra percezione è la radice dell'immagine che abbiamo del mondo, del nostro pensiero, delle nostre azioni. Delle guerre sono scoppiate solo perché si è percepito male qualcosa, si sono scambiati i riferimenti e si è spostato il punto di vista, perseguendo i propri interessi. E quanto più ridotto si presenta il veduto, tanto più facilmente l'imprevisto si sguscia dalla finalità, nella razionalità si diffonde il nonsenso, l'univocità si perde in opinioni, il rigore logico va per vie tortuose, le sfumature fanno evaporare la chiarezza. I segni, se si guarda più da vicino, non sono altro che degli schemi, indicano, come delle chimere, qualcosa di eterogeneo. La constatazione, che il 17.10.1914 Wittgenstein annotò nel suo diario, è nel frattempo divenuta un luogo comune: „Sì, si potrebbe descrivere il mondo interamente con frasi generali, quindi senza fare uso di alcun nome o di un altro segno caratteristico. E per addivenire al linguaggio comune, occorre introdurre nomi e altro dicendo soltanto , dopo una „($x)“, „e questa x è A“, eccetera. Pertanto, si può abbozzare un'immagine del mondo senza dire ciò che essa rappresenta. Perché l'immagine e il modo di rappresentazione sono completamente all'esterno del rappresentato!“ In linea di massima, a tutto può attribuirsi qualsiasi significato. Il ponte tra il mondo delle cose intorno a noi e ciò che possiamo conoscere e utilizzare, la nostra percezione e la nostra coscienza, evidentemente non è una massa statica che attribuisce al veduto un significato in proporzione di 1 a 1. In un mondo virtuale tutto diventa possibile. Un Sole in forma angolare è in-differente. Già nel vedere, io stesso sono attivo, delimito, isolo, confronto, classifico. Non soltanto visivamente. Mentre (ri)conosco, classifico il veduto in un contesto generale preesistente in me. Se dico: „Questo è un cerchio“, si tratta di un cerchio solamente se so che tale forma viene denominata così in diversi contesti, purché lo abbia imparato. In sospeso rimangono i pensieri che vi associo, le reti che getto, le eventuali insensatezze che catturo. Infine ci sono le proprie esperienze, che mi guidano, forse completamente fuori pista, certamente uniche. Le brutte esperienze ostacolano le buone intenzioni. Forse è solo l'illuminazione che non va bene. Oppure non sono in forma. Mentre designo, impegno la mia vita. Ogni volta di nuovo, senza rifletterci. Manipolato e manipolando. Il veduto viene sottoposto da tutti a nuove interpretazioni, non solo a varianti. Lo specchio di una visione del mondo „giusta“ deve obbligatoriamente rompersi nel caleidoscopio delle nostre opinioni individuali, ciascuna delle quali è di per sé parimente valida. Ad affascinarmi è proprio questo settore, nel quale la suggestione calcolata razionalmente e la diversa interpretazione emotiva, l'oggettività apparente e la finzione soggettiva possono tendersi trappole reciprocamente. Al riguardo, il mio punto di partenza è un mondo di immagini nel quale mi dedico al processo di ridurre e manipolare, possibilmente fino alla fine, un mondo di segni prestabilito, per potere più facilmente sostituire ogni „nome“ con una „($x)“, nel modo inteso da Wittgenstein. È il settore limite nel quale la forma e il colore acquisiscono una nuova qualità, un nuovo significato, il settore che è ancora disponibile per nuove attribuzioni, perché è quello che comincia a stimolare la nostra percezione, il settore nel quale il significato, prestabilito in maniera apparentemente oggettiva, e l’interpretazione soggettiva non sono ancora compressi in relazioni fisse, il settore nel quale anche un triangolo può essere un Sole - o qualcos’altro. In tal modo, al centro del mio lavoro c’è un mondo nella mente, livellato in bocconcini con un mondo intorno a noi, catturato da attrezzi genialmente imperfetti, appena buoni abbastanza per orientarsi. In un terreno insicuro, l'apparentemente assurdo deve essere armonizzato in un gigantesco mosaico. Un'immagine rappezzata di un mondo, una coesistenza che viene ricomposta di continuo e che è pensabile solamente in contrasti. Per fortuna sono sempre il rovescio di una medaglia. Non posso vederne una faccia senza pensare all'altra: non posso pensare alla massa senza l'individuo, la razionalità trova il suo complemento nell'emozionalità, se qualcosa mi sembra evidente, deve esserci anche il misterioso. È solo l'unità delle diversità a formare l'insieme, che nella sua multidimensionalità è tuttavia conoscibile sempre e soltanto in misura parziale. Alla scrittura schematizzata si contrappone il gesto scritturale; alla sempre uguale stampa computerizzata si sovrappongono, in una serie di lavori, segni individuali; l'immagine e la riproduzione si accordano con la scalfittura nel vetro acrilico e con i riflessi sulla parete, vengono evocate solo attraverso la luce, dipendono dal punto di osservazione di chi le contempla, si trasformano con l'illuminazione. Mentre lo nomino, il veduto si apre all'accesso intellettuale. La vaga esperienza diventa presente. Il fenomeno è leggibile direttamente. Qualcosa non appare solamente come primo piano e sfondo, bensì viene inteso nel contempo anche come evidente e oscuro. Una forma non sembra soltanto cancellata o danneggiata, delineata chiaramente o libera - ma va anche intesa così. Lo stesso vale per i media utilizzati: la stampa computerizzata non è solamente uno strumento moderno, ma rappresenta anche l'epoca in cui vivo - dal momento in cui diventano leggibili le caratteristiche distintive, le caratteristiche contenutistiche e formali, soggettive e sociali della qualità e della stampa, del modo di pensare e della mentalità. Mentre guardo con attenzione e spiego che cosa è e come è stato fatto, pongo la base per la comprensione, che aggiungo ricavandola da me stesso, da una risorsa propria, un bene comune soltanto in parti. Mentre divento cosciente del processo di percezione, vedo attivamente, divento consapevole di me stesso, comincio a utilizzare in un nuovo modo le informazioni che mi travolgono ogni giorno. Il numero è diventato la chiave: del mio tempo e del mio lavoro. Non solamente perché rappresenta la ricerca razionale e l'economia per eccellenza, il ganglio vitale di tutta un'epoca. Il numero gestisce semplicemente le informazioni. In esso si cristallizza il sogno dell'Uomo di essere onnipotente, di dominare le leggi della natura, di predeterminare il futuro. In verità, come illusione, allucinazione. Ci inchiniamo umilmente davanti ai risultati delle scienze naturali, innanzitutto davanti alla matematica. Non si osa nessuna critica, a meno che non provenga dalle proprie file. Le nozioni sono fin troppo complesse e incomprensibili; e nessuno vorrebbe fare la figura dell'ignorante. Le esperienze che abbiamo fatto con i numeri nel periodo scolastico non erano proprio tra le migliori. Perciò ci sentiamo incastrati, accettiamo con gratitudine i benefici della tecnica, ci sottomettiamo senza opporre resistenza, quando degeneriamo ovunque in numeri. Ormai quasi nessuno capisce le coercizioni della vita quotidiana e l'immagine del mondo in vigore, che nel frattempo si è svuotata di contenuto e non offre più nessun aiuto nel superamento della frustrazione quotidiana e dei sentimenti di inferiorità. La fuga in un'interpretazione irrazionale della predestinazione diventa più facile: tarocco, cabala, mistica dei numeri. Promettono, nel numero, sorgenti di calore: fantasia, fede, significato. Realizzazione interiore. In tal modo, il numero si libera dal corsetto che ha creato. Anch'esso solo una fata morgana. Mentre ne vedo una, mi trovo confrontato ad ambedue: i voli in alto e l'impotenza del pensare e sentire dell'Uomo. Anche se l'uno o l'altro approccio gnoseologico può sembrarci troppo denso di significato, anche questi contenuti del numero si sono comunque infiltrati nei nostri atteggiamenti nei confronti del mondo. Si comincia con i modi di dire, come: „Non c'è 2 senza 3“, e non è detto che la cosa termini con gli alberghi nei cui numeri di camera manca il 13. Nato dalla costrizione di dovere misurare e giudicare ogni cosa, con la tendenza dell'Uomo a volere spiegare tutto e a dedurre anche l'inesplicabile da speculative conclusioni per analogia, il numero determina in modo manifesto e subliminale la nostra vita, la ragione e i sentimenti. Inoltre il numero, la metafora e l'allegoria, il contenuto e il fenomeno vanno di pari passo, in quanto il significato del numero trae la sua massima forza dal frequentissimo carattere figurato. Ci viene incontro in forme molteplici, ci domina, ci offre il suo aiuto: la linea sul sottobicchiere e il codice a barre; emana ottimismo pieno di slancio dalle affissioni murali, documenta in modo dissimulato la rassegnazione nella cella; esigendo oggettività, scarabocchiato con paura - trasmettendo messaggi su di sé e al di là di sé. E con ciò si delinea il vero punto di forza dell'immagine. Venendoci incontro con tutta la sua e nostra multidimensionalità, il „significato“ di un'impressione visiva non può essere concettualmente imitata né costruita né determinata, né l'avvenimento visivo di un'immagine può essere ridotto adeguatamente a significati evidenti. Anzi offre lo spazio per riempire il veduto di vita propria. Dietro il manifesto dato reale mi appare un livello ulteriore che riflette la mia vita e il mio mondo, cedendo alla mia propensione ad avanzare costantemente dall'esplicabile all'inesplicabile, a speculare e, speculando, a vivere me stesso nelle mie possibilità e nei miei limiti. Cercando una profondità che può essere scoperta soltanto in me. Le leggi sulle quali si basa il vedere permettono di mostrare nuovi rapporti, di formare unità semantiche, di farle divenire plausibili e comprensibili, di mettere in discussione note strutture relazionali. Di modificare l'immagine, di ampliarla, l'immagine come specchio, nello stesso tempo, per e di ambedue le cose: il mondo e la coscienza, il reale e l'irreale, il conoscibile e l'inesplicabile - predeterminati staticamente e nel contempo mutanti ad ogni incontro. |